Le Sale

L’esposizione delle Navi Antiche di Pisa si svolge all’interno delle sale e delle campate degli Arsenali medicei di Pisa ed è articolata in otto sezioni.

La prima sala del Museo è dedicata alla storia della città di Pisa tra archeologia e leggenda, il suo sviluppo fino alla fase etrusca prima e romana poi, l’arrivo dei Longobardi.

Il rapporto della città con il territorio e l’acqua: le alluvioni, l’organizzazione del territorio tra canali e centuriazioni, il Porto di Pisa, le cave e le officine ceramiche, la pesca, l’agricoltura, il legname e come questa intensa attività produttiva ha inciso sul territorio provocandone già in età antica il suo dissesto idrogeologico.
L’eccezionale scoperta nel 1998, il cantiere di scavo e restauro delle Navi romane di Pisa

La piana di Pisa fu soggetta a disastrose alluvioni per secoli: furono disastrose per il territorio, ma grazie agli scavi archeologici hanno consentito di ricostruire nel dettaglio una storia secolare fatta di navi, reperti, storie di vita e di commerci. Approfondimento sul metodo di scavo archeologico in ambiente umido.
Il racconto di un naufragio e la storia di un’amicizia: il marinaio della nave B e il suo cane.

Non solo il luogo dove le navi venivano costruite, ricoverate e riparate (gli arsenali), ma le navi nel loro complesso: come si costruivano le navi nel mondo antico e come si costruiscono ora, le moderne tecniche di scavo e recupero e il restauro del legno archeologico.
Ricostruzione del cantiere di scavo della nave A.

L’esposizione delle navi e dei loro carichi e corredi, che occupa due campate degli arsenali, è suddivisa in due parti: la prima campata è dedicata alle navi da mare aperto, la seconda alle imbarcazioni da acque interne.
Esposizione dell’Alkedo e sua ricostruzione a grandezza naturale.
I barconi e i traghetti da fiume: nave D e nave I.
Una nave dalla Spagna

Si viaggia per mare anche e soprattutto per commercio: l’oggetto principe sono le anfore da trasporto, i contenitori di quasi tutti i prodotti che si vendevano nel mondo antico; diffusione, importazione ed esportazione di merci particolari: beni di lusso, marmi, ceramica fine da tavola.
Tutte le anfore conosciute a Pisa su un’unica parete: forme, contenuti e provenienze.

Le navi romane, a remi e con vele quadre, navigavano regolate da un complesso sistema di manovre; il cantiere ha restituito notevoli parti di vela, che permettono di ricostruire con molta affidabilità il complesso sistema che era alla base della struttura delle vele.
L’ancora in legno della nave A, il pesce angelo portafortuna.
Orientarsi con le stelle.
Quanto duravano i viaggi per mare? Quali erano i porti e le rotte più frequentate? Consultate il nostro tabellone degli arrivi e delle partenze.

Viaggiare non era molto confortevole, sicuramente come marinaio ma anche come passeggero. Questa sezione descrive i vari aspetti di questa dura vita: l’abbigliamento, i bagagli, le tempeste, l’illuminazione di bordo, come si cucinava e si mangiava, culti e superstizioni, la vita quotidiana a bordo.
Come si vestiva un marinaio? Il giaccone di pelle dell’Alkedo.
Il bagaglio del marinaio della nave A: un piccolo gruzzolo e una manciata di oggetti personali.
E nel tempo libero? Giochi per bambini e da tavolo.

Gli Arsenali

La nascita degli Arsenali: il sogno del Granduca

L’esposizione de Le Navi Antiche di Pisa si snoda nelle maestose sale e campate degli Arsenali Medicei, sul lungarno pisano.

Un luogo che da subito è sembrato adatto ad ospitare le testimonianze storiche della città di Pisa, fra cui naturalmente le grandi navi romane. Gli Arsenali sono appunto il contenitore ideale, perché sono essi stessi una testimonianza fondamentale della storia marinara di Pisa.

Gli Arsenali sono nati quasi quattro secoli fa, per volere del Granduca Cosimo I de’ Medici. Il Granduca desiderava consolidare la propria potenza navale e far risorgere le antiche glorie della Repubblica marinara pisana. A questo scopo non solo fece costruire gli Arsenali, ma fondò anche l’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano. I Cavalieri erano un ordine militare strettamente legato al mare, creato “in pendant” con i nuovi Arsenali. Infatti avevano una propria accademia navale nella vicina piazza dei Cavalieri, il cui edificio venne progettato da Vasari in persona, mentre buona parte della loro flotta venne costruita proprio presso gli Arsenali Medicei. Dunque l’Ordine di Santo Stefano e gli Arsenali facevano parte di un grandioso progetto unitario, che mirava a rafforzare il potere del Granduca sul mare. Infatti i Cavalieri dovevano contrastare l’espansione saracena nel Mediterraneo, oltre a proteggere le rotte commerciali, funestate dal pericolo dei pirati turchi.

La decadenza: da Arsenali a magazzini

Gli Arsenali pisani caddero però presto in disuso, anche perché ne vennero costruiti di nuovi a Livorno e a Portoferraio. Tuttavia, ciò che affondò definitivamente il sogno di Cosimo fu soprattutto un mutamento nella politica marittima. Mentre calava la domanda statale di grandi navigli, cresceva invece il settore privato della cantieristica navale. Gli Arsenali del Granduca però, per motivi di decoro sociale non potevano attendere alla costruzione di imbarcazioni private. Fu così che nessuna nave vide più la luce negli Arsenali pisani, che divennero magazzini, legati alle funzioni difensive della vicina Cittadella, la fortezza che guarda verso il mare.

Dalle navi ai cavalli

La vicenda degli Arsenali non termina certo qui. La struttura era infatti destinata a cambiare nuovamente funzione nei secoli a venire. L’edificio non sarà più legato al mare: infatti nel Settecento gli Arsenali furono riconvertiti in caserma di cavalleria. Gli “ospiti” delle stalle non erano però animali qualsiasi: gli spazi degli ex-Arsenali Medicei erano riservati alle cavalcature dei Dragoni, il reggimento della cavalleria Lorenese. Gli Arsenali continuarono ad ospitare le stalle per i successivi due secoli. Nel 1809 anche il vicino complesso monastico di San Vito venne espropriato alle suore e inglobato nella caserma di cavalleria. Con l’unità d’Italia, gli Arsenali divennero il centro di riproduzione ippica dello stato sabaudo, che rimase attivo sotto l’Esercito italiano fino al 1965.

Antiche storie, nuovi significati: l’allestimento del museo

Gli Arsenali sono dunque un luogo ricco di storia, che oggi si carica di nuovi significati. Un luogo che rappresenta il lungo legame di Pisa con la navigazione, grazie ai reperti esposti, ma anche per l’edificio stesso, simbolo della volontà del Granduca di far rinascere la Pisa della Repubblica Marinara.

Da tutte queste istanze nasce dunque la volontà di conservare il più possibile la struttura degli Arsenali. Una scelta che ha condizionato le scelte museali, soprattutto nelle sale “minori” lungo il corridoio. Qui si è scelto di mantenere i box dei cavalli, completi ancora degli abbeveratoi e dei cancelli. Ciò ha comportato una frammentazione del racconto espositivo, organizzato così in capitoli, che permettono al visitatore di spezzare ulteriormente le 8 sezioni tematiche in tanti piccoli momenti, da gustare a piccoli passi.

Infine, i grandi ambienti delle campate, progettati per accogliere i grandi navigli granducali, sono invece lo spazio ideale per dispiegare le magnifiche imbarcazioni restaurate. Qui si trovano le maestose navi romane, punto di partenza della lunga storia della navigazione a Pisa, una storia che rivive nelle sale del museo.

La scoperta

La scoperta

Nel 1998, alla periferia di Pisa, verso il mare, le Ferrovie iniziarono i lavori per la realizzazione di un centro di controllo per la linea Roma-Genova a fianco della stazione di Pisa San Rossore. Immediatamente emersero oggetti di legno di cui gli archeologi compresero l’eccezionale importanza.

È emersa, a sei metri di profondità, una incredibile serie di relitti navali in eccezionale stato di conservazione, con i loro carichi di prodotti commerciali e le testimonianze della vita a bordo.
Da quella scoperta è nato il Cantiere delle Navi romane di Pisa, concluso nel 2016, che ha restituito circa trenta imbarcazioni di epoca romana e miglia di frammenti ceramici, vetri, metalli, elementi in materiale organico. Si tratta di uno dei più interessanti e ricchi cantieri di scavo e ricerca degli ultimi anni.

Il laborioso lavoro di archeologi e restauratori ha ricomposto il mosaico di una lunga storia, fatta di commerci e marinai, navigazioni e rotte, vita quotidiana a bordo e naufragi.

La particolare condizione di conservazione dei reperti racchiusi in strati di argilla e sabbie ha richiesto un considerevole sforzo economico, organizzativo e tecnologico, mettendo a disposizione della ricerca laboratori, depositi, strumentazioni all’avanguardia e logistica devoluti al recupero degli oltre trenta relitti individuati e dei materiali ad essi associati.

Il cantiere delle Navi Antiche è quindi diventato un centro dotato di laboratori, depositi e strumentazione che ha visto la collaborazione di decine di istituzioni universitarie e di ricerca italiane e straniere